Riflessioni sul Progetto all’Ospedale di Mestre

Le riflessioni degli operatori sanitari sul progetto nell’Ospedale di Mestre

La scrittura terapeutica, evento ECM del 24-25 maggio 2017 Ulss 3 Serenissima

Commento 1

“Che cosa ho provato durante il corso di scrittura terapeutica”

Questo corso mi ha permesso di valorizzare ancora una volta l uso della scrittura, come mezzo per dar voce alle mie parole, quando le parole non possono essere espresse. Da tempo, da anni,  uso la scrittura come strumento di comunicazione principalmente con me stessa ma anche con le persone che amo.                          Scrivo soprattutto  nei momenti che io definisco “buio dell’ anima”, in cui la mia testa trabocca di pensieri, immagini, emozioni…. e scrivere diventa un dialogo con me stessa, dove quei pensieri, immagini, emozioni prendono forma, diventano reali. Parole che si riempiono di energia, energia che attraverso di esse, io dono all’ universo che la trasforma rendendomi libera, si perché quelle  parole se non dette,  si accumulano dentro di me, mi riempiono l’ anima di grida sorde che si possono trasformare in insonnia, dolore in qualche zona del mio corpo, in nostalgia, in rimpianto, in rabbia, in dovere, in una questione irrisolta, insoddisfazione e frustrazione. Ho compreso che le parole non dette non muoiono ma possono “uccidermi”…..  La parola scritta resta, resta per sempre immutabile e mi permette poi rileggendo di capire quanto nel tempo sono cambiata, migliorata, evoluta, riscoprendo ad ogni lettura una sfumatura diversa, un significato diverso…. Tutto il mio vissuto.

Così questo breve ma intenso corso mi ha reso consapevole che posso usare la scrittura anche tutti i giorni, ed anche per esprimere la mia gioia, la mia felicità, la mia voglia di comunicare con tutte le persone che fanno parte della mia vita. Inizierò con il scrivere una lettera a mio figlio per dirgli  quello che fino ad ora non sono riuscita ad esprimere con le parole.
Da sempre ritengo che qualsiasi lavoro fatto per migliorare se stessi, se fatto in gruppo acquista un valore incalcolabile, ti permette il confronto con diverse esperienze, ti accomuna ad altri con la certezza che ogni persona “vive” come te e che come te non è sola.

Concludo semplicemente ringraziando per questa esperienza di formazione e di cura.

Confidando in una continuazione del corso, ti saluto con immenso affetto


Commento 2

Avrei voluto scrivere subito le mie impressioni  dopo il corso invece i giorni sono passati.

Ora sono qui davanti ad un foglio elettronico che non mi aiuta a lasciare fluire i pensieri come ho scoperto che può fare la penna che scorre sul  foglio ma ci provo,

Se ripenso alle due parti di giorno passate insieme si rianima dentro di me una sorta di tensione emotiva mescolata ad una specie di languore uniti , cuciti insieme dalla sorpresa. Sorpresa per i luoghi “dell’anima” dove mi ha condotto la scrittura ma anche e forse soprattutto per ciò che ho sentito leggere dai miei compagni di avventura sui loro luoghi dell’anima. Questa scrittura che può diventare un modo per far emergere e guardare ciò che quando si presenta a noi ci fa volgere l’attenzione da un’ altra parte, scrittura liberatoria e salvifica. Quanto mi sono commossa e quanto ho pianto ascoltandomi ed ascoltando finalmente in uno spazio dove il giudizio non ha avuto accesso e se si è affacciato è stato invitato ad andarsene. Per me questo corso è stato una porta che si è aperta verso una parte di me che era finita chissà dove o forse solamente in una stanza dimenticata assieme a tanti potrei o avrei potuto..

Quindi grazie a chi mi ha parlato di questo corso e grazie a chi ha pensato di realizzarlo e portarlo tra il personale sanitario. Spero tanto di potervi rivedere e fare insieme un altro pezzettino nel cammino della ricerca di se, dello stare bene con se e con gli altri

 

Commento 3

Nell’ascoltare e condividere gli scritti autobiografici mi ha colpito come i temi fondamentali fossero “in comune”, mentre erano molto differenziate le sfumature nelle quali venivano declinate dalle varie persone; mi hanno colpito le sfumature e gli stili che caratterizzavano le persone maschili, rispetto a quelle femminili, e i giovani rispetto alle persone più “grandi”.  Ho visto la diffusa “veloce naturalezza” con cui ci mettevamo a nudo. Ho provato desiderio di ascoltare/sentire/PARTECIPARE,  meraviglia nell’aver accesso a chiavi di strategie diverse per dialogare con l’interiorità, fili di parole radicate profondamente nella condivisa vita umana, meraviglia al ripetersi di immagini come alberi da abbracciare, terreno erboso che vuole esser camminato da piedi scalzi, case come luoghi di sé, di condivisione, di autocostruzione, di protezione; ho provato commozione alle lacrime, e attivazione di energia che cerca strategie alla condivisione di una situazione di una di noi che viveva in modo molto faticoso/sofferente il suo attuale posto di lavoro: mi è piaciuta la gara di idee del gruppo  per trovare soluzioni a questo.  – Mi ha meravigliato (con piacere) come si passasse facilmente dal pianto al riso, allo spostamento di attenzione. Mi ha colpito come il gruppo si vivesse come “speciale”, mentre a ciò dr ssa Michela scuoteva la testa e diceva (circa): ‘succede che ogni volta, in ogni gruppo, si crea un clima di intimo scambio.’

Dei temi toccati nei testi e nelle elaborazioni orali ricordo soprattutto:

  • La necessità di varietà/cambiamenti all’interno della Vita
  • La necessità di fare non “una vita qualsiasi”, ma LA PROPRIA VITA, che sia incardinata sui propri interessi, sulla propria vocazione e sui propri richiami/desideri.
  • La possibilità di reinventarsi.
  • La difficoltà e la necessità di porsi in posizione di protagonista rispetto ai rapporti affettivi con la famiglia di origine.
  • Il fatto che negli ambienti di lavoro si percepiscano spesso “presenze/persone negative” (: annoto qui, marginalmente, la mia reazione di fastidio all’insistenza su questo tema, reazione che può dirmi qualcosa di me)

Frasi che mi son rimaste come perle, scritte da altri ma preziose per me: “Lasciati andare alla fragilità che sei” – “Non c’è niente da mostrare, ma solo da lasciar crescere.” “Vivere un po’ una sana indifferenza” “Siamo diversi, a livelli diversi: quel che puoi dire a uno, non è detto che tu possa dirlo a un altro.”

Per quanto riguarda il metodo, mi ha colpito la sua  grande efficacia/velocità di far arrivare “al Punto”; mi ha colpito come la conduttrice drssa Sonia lasciasse grande libertà di conversazione, e che nell’intervenire dava chiavi di comprensione molto chiare e fondamentali, e con frasi brevi; e, come le sue risposte fossero ben personalizzate (sull’interlocutore). 

Grazie Sonia Michela e tutti voi, la scrittura aiuta a compiere piccoli passi elaborando con occhi differenti, questo permette di sentire sostenibile anche un peso che fino ad oggi pensavi insopportabile. Nell’ambito professionale permette la rielaborazione di “comportamenti” che portano o possono portare a “relazioni”  spesso conflittuali, ecco che scrivere diventa raccontare anche le emozioni lo stato d’animo di quel momento.

Ancora grazie e a presto.

Commento 4

“Cosa hai provato durante il corso ascoltando e condividendo la lettura dei colleghi?”

Cosa ho provato nell’ascoltare i colleghi? Quello che si prova entrando in una serra carica di colori e profumi : frastornanti o delicati, prepotenti o sfuggenti…quello che si prova percependo che il terreno è comune, ma le radici percorrono vie divergenti che  a volte s’intrecciano e a volte si dividono per arrivare a delle fluorescenze molto simili nell’essenza più che nell’apparenza.

Questa, in sintesi, è la sensazione che rimane dalla condivisione delle parole scritte e non scritte; parole sostenute dalla voce o dal corpo nella sua totalità, parole che entrano in risonanza o in dissonanza con delle emozioni  già presenti, ma che cercano comunque un percorso di   consapevolezza, un punto d’approdo per dare una direzione o, più semplicemente , per riposare.

Cosa ho provato? Forse è più semplice condividere quello che provo adesso e che potrei definire “digestione emozionale” , la sensazione d’essere ancora in fase digestiva dopo un pranzo forse troppo abbondante per il poco tempo disponibile.

Come in un pranzo partirò dall’antipasto, quella “lettera a sé stessi” che ha rappresentato la vera presentazione al gruppo, dove è prevalso: “io sono” rispetto al: “io faccio” e, vista la quasi omogeneità dell’età anagrafica ( a parte qualche partecipante), l’esigenza condivisa mi è sembrata più quella di “togliere” anziché continuare ad aggiungere cose da fare, da dire, da mostrare…

Il primo piatto, con il tema della casa, è stato il più ricco nelle sue tante sfumature: la casa sognata o realizzata, la casa del ricordo o del ritorno, la casa come seconda pelle, la casa degli affetti o dei dispetti, la grande casa oppure la casa da portare con sé  come una chiocciola.

Il secondo piatto è stato sicuramente il più impegnativo, perché “i nodi sono nodi” e chiudono la gola, bloccano la penna e i rapporti ; ma la condivisione ha mostrato come i nodi   non stringono    , ma possono diventare  reti di sicurezza o una sciarpa avvolgente che, ripercorrendo il suo stesso movimento di torsione, può liberarci dagli stessi ingorghi emotivo che li ha generati dentro di noi o nei rapporti con gli altri.

Il dolce conclusivo per me è stata la lettera dell’inizio, quella “lettera a me stessa”  che mi ha permesso di  “ riannodare” i fili di un   percorso di vita, dove la parola scritta è stata molto importante ed ora ha bisogno di un richiamo per “tornare a casa”:

Ciao…, dove sei? Dove sei ora, non ieri, non domani, ma ora. Ora che non corri più – hai rallentato- ora che non mostri più perché non serve mostrare. Ora che non aggiungi ma togli, togli,togli…come si toglie uno strato di ghiaccio e dal fondo riemergono: cose belle e cose non belle, cose che passano. Ora guardo passare i miei stessi passi: non risuonano , non calpestano… mi riportano solo al punto in cui sono, in cui sono rimasta qualche anno fa quando il mio corpo ha mostrato i suoi frutti più maldestri e i corpi che mi hanno vista crescere- la mia famiglia d’origine- mi hanno lasciata più sola e più adulta, un’adulta che cerca le proprie radici e si scopre “rizoma” ; ma il rizoma non ha ancora ripreso il percorso, non ha ancora deciso la pianta che potrà generare.

Il problema è che vorrebbe essere albero, ma con le radici in cielo; il problema è che vorrebbe essere “fiore in-apparente”, perché il suo scopo non è mostrare ma lasciarsi crescere, nel posto giusto.

Ciao,,, dove sei? Sono qui e attendo senza attendere, lascio che il rizoma accetti la sua terra e faccia intravedere  la pianta  che sarà.

Generosità. La prima parola che mi viene in testa pensando al Corso a cui ho partecipato è questa. Generosità di anime a cominciare dalla docente che ha saputo trasformare un dolore tanto forte in un opera di bene per tante persone. Sonia è una persona speciale.  E questa  generosità è stata trasmessa ai partecipanti che hanno tirato fuori i meglio di se stessi.

Anche la psicologa è stata molto dolce e importante per il Corso.  E’ stato meraviglioso scoprire che  ci sono delle persone che lavorano quotidianamente nel mio Ospedale e che  sono così tanto ricche di contenuti.

Il mondo è bello perchè esistono ancora persone così, capaci di emozionarsi e di piangere.

Emozione. Sapere che  ci sono persone così cariche di emozioni e così poco calcolatrici…..è stata  una bella  emozione ….

Sogno. Il sogno di poter nuovamente lavorare con persone  così generose, cariche di contenute  e capaci di emozionarsi.

Sono sicura che il mio sogno si avvererà….

Speriamo di  poterci rivedere presto con te e tutti gli altri partecipanti del gruppo.! E’ stato un bellissimo Corso!

Grazie di tutto

A presto

 

 

 

 

    

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