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Rimozione di genere

Rimozione di genere - La cura di sé

Ho letto, ieri, in prima pagina di “ La Repubblica” il bellissimo articolo scritto da Michele Serra , uno scritto pertinente ai tempi per il cambiamento in atto e legato ai temi sulle donne dal titolo: “ La rimozione delle donne” . Folgoranti le sue acute riflessioni che spaziavano dalla scelta del ministro Beppe Provenzano di abdicare, nei giorni scorsi , ad un convegno per la presenza di soli uomini e poi la lucida argomentazione di Serra costruita intorno la parola rimozione. “ Secondo la psicanalisi, si rimuove ciò che provoca turbamento o disagio. Lo si cancella…Il razzismo ha anche forme dolci, perfino innocenti, che sono le più subdole e largamente le più diffuse…che qualche maschio, specie se è un ministro, cominci a far notare l’evidenza, e parli di rimozione di genere, vuol dire che quella divisione dei ruoli comincia a essere meno funzionale, più sterile, più povera di idee..”

 

Che cosa aggiungere alle parole nitide del giornalista? Una nota di merito sicuramente gli va data per la forse disparità in atto che emerge sempre più se andiamo a calarci nelle varie categorie sociali e professionali, dove la donna appare sempre più in trincea e sempre meno legata alle sue ricche competenze. Perché non imparare ad esplorare queste competenze? A metterle al servizio del Sociale, della Relazione come Cura e crescita di valore aggiunto? Che cosa manca a molti uomini per non ampliare questa veduta? Che cosa temono molti uomini per non riuscire a fare emergere la necessità di aprirsi alle pari opportunità, ad intravedere pari possibilità di crescita?

Perché il rapporto è sempre uno ad uno, due persone ( PERSONE!) che si affiancano, la relazione femminile maschile contrapposta e valoriale perché attraverso la differenza, l ‘alterità andiamo a conoscere e interpretare un sapere più ampio, parte nostre misconosciute, un linguaggio non limitante ma aggregante.

Abbiamo superato le epoche feudali e un sano orgoglio personale dovrebbe emergere per portare lo stato sociale a uguali opportunità e appartenenze, o vogliamo sempre indietreggiare all’era della clava?

Cresciamo nel ventre di una donna e come facciamo a non ereditare il messaggio di conoscenza reciproca, di forza egualitaria di saperi ampiamente connessi e imprescindibili? Il rapporto è uno a uno. Non si può più marciare in una traiettoria diversa ed ambigua; anche questo ci deve insegnare il covid 19, a millantare su reciproche conoscenze, fortunate per approfondimenti ulteriori. Quanto può insegnare una donna dal punto di vista delle relazioni e della intelligenza emotiva? E quanto ci insegna, in tal senso di Cura, il nostro maestro Galimberti quando ci dice che oggi prevale il mondo della tecnica a discapito di una buona educazione sentimentale, emotiva? Possiamo evolvere insieme o tenerci attaccati a questi stereotipi di società arcaiche, maschiliste? dove eccede la parola consumismo, egoismo, sfruttamento? La dedichiamo una buona cifra della vita a salvaguardare la forza e le capacità delle donne? Quanti sono gli uomini coraggiosi come Michela Serra che auspicano una società più democratica e inclusiva? Quali nomi? Avanti i primi nomi, che emergano nella loro trasparenza e lungimiranza.

A volte mi pesa molto passare dalla parte dei “dormienti “e la domanda che mi assale quando leggo alcuni articoli illuminanti e auspicabili come fonte di merito da più fronti è questa: “ Cosa posso fare per spendermi a favore di una cosa giusta? La mia inclinazione rimane la scrittura e allora la seguo, mi faccio forgiare da essa per esprimere un dissenso, altre volte come questa un desiderio che vorrei diventasse debordante, unanime, incalzante. Domani o dopo vorrei leggere una serie di nomi e di commenti scritti da uomini, da professionisti diversi, che seguissero la linea della difesa di una democrazia più influente e in grado di creare condivisione, coesione, onda trasformativa. Auspico tanti interventi come quello di Beppe Provenzano, di Michele Serra, su testate diverse, in tv, sui social per imparare a dare respiro alla voce delle donne, alle loro competenze, alle loro grandi capacità professionali che hanno bisogno solo di luce per emergere nel loro valore. Un volo di farfalla ad ampio giro che va stimolato, accentuato perché il bisogno che cogliamo nelle varie categorie sociali è alto, sempre più alto. Se dobbiamo veramente cambiare non possiamo rinunciare a questa trasparenza, a questa lungimiranza. Gli uomini più ricchi sono proprio questi, quelli più avanti culturalmente, proprio questi che prendono posizione per quella metà del cielo che è anche loro, che sentono il disagio su di sé per un mondo ancora troppo pieno di divisioni, di incongruenze, di personalismi a scapito di ricchezze reciproche più feconde. E le donne, lo sappiamo bene e per questo ne temiamo la portata, sanno esprimere ad alti livelli questa ricchezza feconda, basta darsi e dare fiducia loro.

Se manchiamo in questa fiducia è perché realmente manca qualcosa in noi.

 

Sonia Scarpante Presidente Associazione “ La cura di sé” www.lacuradise.it

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