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Riflessioni

Riflessioni - La cura di sé

Carissima Sonia

mi fa piacere condividere insieme a te alcune riflessioni che il tuo testo “rimozione di genere” ha suscitato. Condivido appieno il tuo sentire e il tuo bisogno di essere, ancora una volta, voce e spazio per accogliere e raccontare lo sguardo di noi donne. Non della donna in generale, come tu bene hai detto, ma di tutte quante noi. Anche per me, non nascondo, è un bisogno – spesso una ferita – che tento di comprendere e risanare quando, intorno a me, vedo una mancata ragionevolezza di creare un mondo per due. Maschio e femmina è stato detto fin da subito, ed entrambi ad immagine e somiglianza. La nostra storia, inutile negarlo, ha creato invece uno spazio di potere molto androcentrico che è ricaduto con le conseguenze più vistose e drammatiche nell’universo femminile.

Non credo ci sia stata lotta femminista che un tempo non abbia avuto ragione d’esserci e credo, anche oggi, ci siano forti stereotipi o soprattutto ancora una grande violazione del corpo delle donne che è molto simbolica. Da qui quello che vorrei condividere con te.

Mi pare di notare che siamo dentro una cultura che, sebbene mutevole, tiene ben saldi i fondamenti di poche dottrine che siano di riferimento per l’intera società. Nel privato e nella vita della collettività. Il potere, il controllo, l’omologazione, la paura che il cambiamento faccia cadere nel nulla o nelle “rivolte”. E’ innegabile che la donna di oggi sia molto virilizzata e che, nonostante i ruoli di potere, gli uomini siano senza spessore. Anzi, propongono ancora come loro unico sguardo e identità quello di essere volto della legge e del diritto. In questo, la donna ha risposto negli anni copiando questi aspetti e perdendo – secondo me – una certa bellezza della femminilità intesa come saggezza, sapienza e capacità di attraversare senza paura il Mistero e i dolori più grandi. Soprattutto non con spirito di sacrificio e abnegazione ma per dare Vita.

Una volta, non ricordo in quale catechesi, ho sentito questa frase: forse se non ci fosse stato il grande desiderio di alcune donne che andavano al sepolcro, la Resurrezione non avrebbe avuto la stessa spinta per realizzare la sua Novità. Le doglie uniche che hanno dato volto, trasfigurato, persino alla morte.

Ecco noi, con un retaggio cattolico, abbiamo questa espressione del genio femminile che un po’ ha costretto tutte noi dentro i parametri tipici del materno. Dove donna era solo mamma quasi per smorzare i toni di una femminilità che invece il corpo della donna ha in sé. Questo ci connota anche di una forte sensualità che può essere desiderio ma anche possesso. Da qui la fatica maschile di sganciarsi dall’universo materno per diventare uomini, mariti, padri. Altro, rispetto alla sola natura di figlio. Con il coraggio di confrontarsi.

Quello che mi chiedo è se la “durezza” acquisita dalle donne non abbia aumentato il divario e la possibilità di costruire insieme un futuro e un presente senza sfide e lotte che indeboliscono tutti. Nel mio lavoro vedo che le famiglie hanno bisogno delle peculiarità di ciascuno. Certamente di differenziazioni, non eccessivamente rigide che non consentono di avere la giusta serenità nelle relazioni; nemmeno troppo confuse e senza senso che lasciano allo sbando i bambini ma direi tutte le situazioni di maggiore vulnerabilità.

 

 

Collaborando anche in un centro che si occupa di psicoterapia, vedo che le ferite e le paure degli uomini sono comunque immense. Che il loro cuore cerca la violenza e la forza senza controllo quando in realtà manca proprio di affetto e amore. Poi, cadere nell’abuso e nell’egoismo spesso diventa la modalità maschile per tradurre una certa immaturità. Come per le donne lo diventa la manipolazione, il ricatto e altre sottigliezze di cui siamo capaci.

Come tu hai scritto, l’educazione emotiva sta alla base di tutto. E’ un linguaggio che aiuta a conoscerci e a comprendere cosa viviamo da soli e con gli altri. In tanti purtroppo temono questo contatto e anche qui, spesso la Chiesa ha avuto una sua parte di cedere alla logica di dissociare il servizio e il potere. Nella chiesa il potere è il servizio non la gerarchia. Se pensi che tutto ciò che ci circonda è gerarchico è comprensibile come viviamo le battaglie infinite – senza uscita - di essere o con, o contro qualcuno. La circolarità è qualcosa di veramente sconosciuto.

Il bello del Vangelo, mi viene da dire, è stato proprio quello di mantenere la concretezza dell’umano e rivelare che ogni donna e ogni uomo può essere una trasfigurazione della Vita stessa. Anche qui, non mi voglio dilungare, ma ci sono teologhe eccellenti italiane che stanno dedicando anni di studio per raccontare uno spazio che nei Vangeli era stato – per noi – dato e poi pilotato. Non dagli uomini, perché si cade ancora nel gioco della colpa, ma dal bisogno di avere potere, controllo e sicurezza – essenzialmente per non sentirsi fragili come bambini.

 Il nostro volto è o Eva o Maria. Assurdo! E anche per gli uomini il ministero, il lavoro ha assunto i toni dell’obbedienza ai superiori e non l’ascolto della Parola e dello Spirito. Siamo tutti apostole e apostoli.

Ma forse ciò che manca più di tutto, al di là delle differenze, è una vera coscienza adulta che sappia guardare con maturità il passato, l’oggi e sia per il domani una presenza solida e serena. Adulta appunto.

Federica Lampugnani

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