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Lettera di un amico

Lettera di un amico - La cura di sé

Gentilissima Sonia,

ho letto – stavo per dire: ho ascoltato (come si fa con la musica) – le Sue belle poesie che, per amicizia, mi ha lasciato in bozze da vedere. Mi sono piaciute tanto.

Ma sono rimasto esitante, quando – qualche ora dopo – ho ricevuto l’e-mail con il quale mi chiede una parola di presentazione. Come faccio? Non è cosa per me presentare una raccolta di poesie!

Non ho la penna adatta. La mia è rude, il mio pennino è assuefatto ormai al duro stile  della lotta politica. Come potrebbe commentare i sentimenti delicati usciti dalla Sua penna?

Non ho la carta adatta. Per i miei appunti basta quella ruvida e riciclata che ho sul tavolo. La carta della poesia, invece, sono le anime. Anziché le pagine spesse di un libro, ci vogliono quelle impalpabili della vita.

Non ho l’inchiostro adatto. Io amo quello a tinte forti, nero atro, e le sottolineature violente in rosso e blu. La poesia, invece, vuole inchiostro limpido come l’amore che canta, tinte delicate e sfumate, senza sottolineature forzate.

Tuttavia, non è solo questione di penna, di carta e d’inchiostro inadatti.

Il vero problema è che non sono adatto io! E sa perché? Perché la Sue pagine (non è la prima volta che La leggo) per me funzionano sempre da trampolino. Non riesco, cioè, a fermarmi a ciò che Lei scrive o racconta. Forse è la mia deformazione professionale! Ma nelle cose belle e profonde che esprime, colgo sempre un riflesso di Dio. E’ l’effetto trampolino, appunto. Le Sue poesie mi fanno pensare a Lui. Piange i limiti dell’amore umano? E il mio pensiero corre all’Amore senza limiti. Sogna «una vela che innalzi il pensiero a mete irraggiungibili»? E io sento il vento dello Spirito che gonfia le vele della storia e guida l’umanità attraverso mari agitati. Perfino l’inno vivace al «vino trasparente» mi fa pensare a un’altro Vino, che «alleggerisce pene e misteri». Mi perdoni, dunque, se non riesco a fermarmi alle Sue composizioni. Non è colpa mia, se le trascendo. E’ l’effetto che provo sempre,  quando incontro poesia vera.

Qui mi fermo. Altrimenti rischio davvero di scrivere la presentazione!

Con stima e amicizia nel Signore.

 

               

                                                                                                           Bartolomeo Sorge S.I.

 

Milano, 8 novembre 2005

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